IL SENSO DI RESPONSABILITA'


Cos'è il senso di responsabilità?



Senso di responsabilità
Senso di responsabilità
Il bambino e la bambina nascono puri, scevri da condizionamenti culturali di qualsiasi società.
Sono un foglio bianco su cui qualcuno scrive e disegna, spesso non gli viene insegnato come scrivere e disegnare per poi lasciarli liberi di esplorare e conoscere sé stessi affinché scrivano e disegnino da soli la loro storia presente e, di conseguenza, futura.
Sono un terreno fertile con pochi germogli.
Qualcuno semina per loro pomodori e cresceranno pomodori.
Non gli viene insegnato a seminare, né che è possibile seminare altro, così, fra molte difficoltà, imparano da soli a seminare sempre e solo pomodori, nutrendosi esclusivamente di pomodori.
Diventa incosciente e automatica, istintiva, la semina di pomodori e in qualche modo la imparano osservandola.

Crescendo, il fatto di mangiare solo pomodori, diventa un problema, crea scompensi.
A quel punto, però, diventano prima adolescenti e poi adulti, in grado ora di seminare altro, di fare da soli, di scoprire nuove specie di piante.
Ma nessuno li ha lasciati liberi di sperimentare l'educazione, di mettere in dubbio, di farsi le proprie idee, di accettarsi, di conoscersi, di sbagliare e imparare dall'errore senza castighi e punizioni, di amare imparare e imparare ad amare.
Così continuano anche da adulti a farsi del male mangiando e seminando solo pomodori e la vita diventa una routine noiosa e senza significato.

Eckhart Tolle scrive che "le persone non sono responsabili del male che si fanno e fanno attraverso il loro ego e il corpo di dolore emotivo, perché se non sono coscienti, consapevoli, di cosa li spinge a comportarsi in un certo modo, non possono esserne responsabili."
Io trovo corretto il senso del suo pensiero, ma pericoloso e rischioso da scrivere in un libro di seguito e tiratura mondiale.
Quello che scrive Tolle potrebbe dare un'alibi, una giustificazione, a continuare a perseverare in tali atteggiamenti, dandosi la scusa che siamo fatti così, che è difficile cambiare, che in fondo non ci comportiamo in un modo dannoso di proposito, consapevolmente, e quindi è come se non lo facessimo davvero (spesso gli artefici di un raptus omicida dicono: "non ero io... non volevo finisse così... non so cosa mi abbia preso...").
Naturalmente Tolle non vuole intendere questo, ma temo che tante persone potrebbero interpretarlo in questo modo.
Mi piace di più come scrive di questo Nathaniel Branden: "ci vuole senso di realtà, per quanto nessuno oltre te possa sapere quello che hai fatto di male o di sbagliato, non in linea coi tuoi valori universali, tu lo sai, il giudice più severo è in te stesso, e, questo, danneggerà la tua autostima, distruggerà sistematicamente la tua felicità e non ti porterà verso l'amore e il rispetto di te e, di conseguenza, del prossimo."

Il senso di responsabilità è prendere atto delle proprie azioni, anche spiacevoli, senza darsi colpe inutili e automassacrarsi psicologicamente, ma portandole a consapevolezza, accettandole e impegnandosi a cambiarle, se non ci sono state utili, e fare meglio la prossima volta.
In ogni caso assumersi le responsabilità della consapevolezza che da ogni azione nasce una reazione, una conseguenza, anche se quello che accade poi ci sembra eccessivo e non ci piace, lo abbiamo innescato o abbiamo contribuito ad innescarlo noi. Accettiamolo!
Prendersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte, del proprio volersi bene e se la vita che stiamo vivendo non ci piace, prenderci la responsabilità di cambiarla.

In questo modo è facile intuire che oggi, nel presente, ci è molto più utile prenderci la responsabilità di accudire anche il bambino o la bambina che eravamo, ancora vivi in noi psicologicamente ed energeticamente come parti indissolubili di noi, perché oggi noi possiamo farlo e vogliamo farlo se vogliamo sentirci felici, orgogliosi, forti, coraggiosi, responsabili.
E' inutile continuare a prendersela con un passato e dei genitori che non torneranno più.

Non sono altre persone o i genitori del passato o di oggi, non sono situazioni esterne a noi che ci possono dare stati d'animo piacevoli, siamo solo noi a poterceli donare!
Le scuse, le giustificazioni, le accuse ad altri o a elementi esterni, il credersi sfortunati, il credersi fatti così nell'impossibilità di cambiare sono cose che servono solo a tirarsi addosso gli stessi problemi di sempre, a continuare a seminare e mangiare pomodori rinunciando ancora una volta a scrivere e disegnare noi stessi e la vita che vogliamo vivere, a non essere felici.
Perché, altrimenti, se cominciassimo a migliorare il nostro stato interiore e, di conseguenza, la nostra vita, non sarebbe vero, come molti di noi pensano sia vero nel loro profondo inconscio, che non meritiamo amore e non raggiungeremo mai la felicità poiché siamo brutte persone.
Per questo la vita, la libertà e l'amore le consideriamo meraviglie cui ambire sempre più profondamente, ma molti di noi ne hanno anche paura, in modo consapevole o meno.


Semina oggi quello che vuoi veder crescere domani e sii consapevole che se le piante crescono bene o male, che se danno frutti o meno, che se i frutti sono gustosi o poco saporiti, li hai comunque coltivati tu.

Ti amo.
Un abbraccio.

                                                                                 23/03/2017 - Andrea Cusati

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie anticipatamente del commento che ti sentirai di lasciare. Un abbraccio.