IL RICATTO EMOTIVO

L'arma di distruzione di massa più potente non è l'ordigno bellico, ma la cultura, è grazie a lei se qualcuno viene spinto a usare quell'ordigno per uccidere


Dogville
Dogville
Ultimamente rifletto molto sul rapporto relazionale.
Mi interrogo molto vivendo e osservando il mio passato e il mio presente, osservando gli altri e ricordando cosa ho visto negli altri e in me fino ad oggi.
E' incredibile come tutto è diverso.
Filtrato sotto una luce diversa il colore cambia.
Cambia la percezione e tutto assume un'altra verità.


"A un certo punto, Dogville, ebbe uno dei suoi cambi di luce." (Nicole Kidman in "Dogville")
IL DRAMMA NASCE IN FAMIGLIA E SI CONSUMA NEL MONDO

Molto credo nasca dal come si concepisce il ruolo genitoriale.
Nella famiglia il bambino ha i primi input sui rapporti relazionali.
Il genitore di questa società deve proteggere in maniera compulsiva da tutto.
I genitori HANNO la famiglia, ne sono i proprietari.
Gli adulti si sposano, convivono, vivono in coppie dove uno ha il possesso dell'altro, l'altro è una sua proprietà privata.
Tutto si deve fare in modo simbiotico.
Quando decidono di AVERE un figlio lo fanno. 
Nessuno chiede al figlio se vuole nascere, è una scelta dei genitori che se ne dovrebbero assumere le responsabilità. 
Invece, il più delle volte, la responsabilità viene scaricata sul figlio attraverso il ricatto emotivo: "ci siamo occupati di te, adesso tu ti DEVI occupare di noi perché siamo vecchi". 
Ho sentito alcune persone dire addirittura che facevano un figlio per non morire soli un giorno. 
Dato che questa è la normalità è ovvio che quando arriva un figlio, o una figlia, la musica non cambia.
Viene definito come "amore" tutta una gamma di desideri, bisogni, complessi, traumi infantili non sciolti, ricatti emotivi impliciti, rapporti invischianti e di possessività.
I bambini imparano sia quello l'amore e ripetono nella loro vita lo schema, a mio avviso, devastante.
Usciti dalla famiglia chiaramente tutti, o quasi, sono stati allevati in questa cultura, per cui insegnanti, compagni di classe, amici, parenti, colleghi, capi, leader e conoscenti aiutano sempre più a rafforzare questa ipnosi, questa allucinazione, di massa.

IL SURROGATO DELL'AMORE

La cultura condiziona tutto e così ci dicono che è amore amare fino a che morte non ci separi una persona sola, che amare vuol dire provare gelosia, che amare vuol dire proteggere a costo della vita, che amare vuol dire annullarsi per l'altro, che amare vuol dire avere bisogno emotivo dell'altro, che amare vuol dire avere l'altra persona, che amare vuol dire fare tutto insieme, che amare vuol dire accontentare l'altro, che amare vuol dire rendere felice l'altro, che amare vuol dire essere un supereroe per l'altro, che amare vuol dire realizzare tutti i desideri e i sogni dell'altro, che amare vuol dire soddisfare tutti i bisogni all'altro, che amare vuol dire esserci sempre per l'altro, ogni volta che ne ha bisogno, ogni volta che lo richiede, che amare vuol dire comprendere sempre l'altro.
Con mia enorme sorpresa più ci pensavo e più mi sembrava di scorgere, in tutto questo, un bambino.
Tutto questo lo fa un bambino e sa comunque amare in modo incondizionato molto più che un adulto.
Il bambino ha bisogno che si faccia per lui perché fisicamente lui non può badare a sé.
La crescita fisica è una delle cose che siamo qui a sperimentare come spiriti.
Per questo ci dovrebbe essere un momento in cui un bambino, diventando grande, acquista la capacità di sapersela cavare da solo.
In questa società avviene raramente.

CIO' CHE SI SEMINA SI RACCOGLIE

In questo modo l'uomo e la donna cresciuti sono spesso viziati, abituati a qualcuno che asciuga le loro lacrime, che si sforza sempre e comunque di capire, che gli parla a volte bene e a volte male, ma ci prova sempre, che lascia la porta sempre aperta, abituati a qualcuno che accudisca e che prenda le loro difese o anche che gli dia qualche calcio in culo ogni tanto, abituati a sapere cosa fare e non fare solo se gli viene detto.
Quel qualcuno allo stesso tempo invischia con tutto questo, rende bisognosi di tutto questo, come di una droga. 
I genitori, che poi diventano i partner, gli amici, gli insegnanti, i parenti, non si rendono conto che invece di formare gli uomini e le donne liberi/e di domani stanno formando i nuovi schiavi per il sistema. 
Gli adolescenti cresciuti in questa normalità non sanno quasi nulla di loro stessi, poiché nessuno gli ha insegnato a guardarsi dentro, a elaborare le emozioni, a far pace coi pensieri, ad amare e rispettare ogni forma di vita, ad andare piano, a lasciar fluire autentica la propria personalità, a rafforzare la propria autostima, a usare un linguaggio d'amore, a non reprimere e ad accettare.
In questo modo si sarebbe sviluppata una vera umanità, una vera coscienza di sé, una autenticità individuale, dei valori sani, una buona autostima, una accettazione del diverso e una celebrazione di queste differenze, si vedrebbero come un valore.
Invece, gli ormai adolescenti, a meno che non si sforzino di cambiare profondamente crescendo, sono condannati: a desiderare un leader; alla ricerca di un'altra persona per completarsi; a scaricare sugli altri le colpe dei propri problemi interiori ed esteriori e non cercarne le soluzioni da soli; ad ascoltare e ripetere a pappagallo parole e pensieri di altri; a non sapere chi sono; a cercare una felicità e un amore che non arriveranno mai completamente; a parlare e pensare senza capire; a soffrire tanto e vivere poco; a possedere le persone ricattandole emotivamente, così che si confondano continuamente vittima e carnefice; a usare gli altri per i propri scopi; all'ipocrisia; all'arroganza; alla non autenticità; al senso di colpa; all'insoddisfazione; al non vivere il qui ed ora.
Tutto ciò è rappresentato molto bene dal ricatto emotivo.
Noi, chi più chi meno, abbiamo perpetrato dei ricatti emotivi.
"Se non fai questa cosa per me vuol dire che non mi vuoi bene"; "se mi amassi faresti così e non così e cambieresti"; "non farmi questo, ti prego, altrimenti soffro"; "non lasciarmi, rimani, senza di te non ce la faccio"; "fallo per me"; "mi fai male, mi fai soffrire, mi fai piangere".
L'ego, lo stato egoico, egoistico, qui è evidente.

L'INCONSCIO

Tutto questo, sia chiaro, non è voluto coscientemente, almeno nel più dei casi, parte da pensieri profondi che risiedono nell'inconscio.
Nella mia crescita personale la cosa che più mi ha aiutato è stato il mettere in dubbio.
Dal dubbio nasce qualcosa, dalla certezza non può nascere nulla se non altra certezza, che rafforza quella precedente.
Provare a guardarmi da fuori, provare a mettermi in dubbio, provare ad ammettermi verità scomode mi ha fatto vedere con più chiarezza come mi comportavo e quindi come vivevo.
Sapere o vedere non è sufficiente, bisogna poi accettare e in seguito fare qualcosa di diverso.
Ogni volta che posso cerco di impegnarmi in questo, ma non sempre raccolgo i risultati che vorrei e a volte mi perdo nella cultura passata, che è ben radicata nella mente.

NON VOGLIO INSEGNARE NULLA A NESSUNO

Non voglio insegnare niente a nessuno.
Non ho studiato scienze sociali o psicologia.
Non ho letto trattati e non ho una cultura esagerata su questi argomenti.
In questo blog cerco di raccontare e condividere pensieri, riflessioni ed esperienze, sperando qualcuno possa trovare utile e interessante ciò che scrivo, per poi magari condividere a sua volta con me una sua opinione/riflessione.
Come tutti sono figlio di questa cultura e di questi insegnamenti, ho fatto e faccio fatica a uscirne, cerco di fare il punto e mettermi in discussione, cerco di non ripetere gli errori fatti e non sempre mi riesce.
Voglio continuare a vivere e sperimentare con tutti voi il nostro cammino individuale.
Un abbraccio.

                                          31/01/2017 - Andrea Cusati

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