PIETRO

La conversazione avuta con Pietro, amico e comunardo di 7 anni



Primo piano di Pietro
Pietro
Lunedì ho avuto una crisi importante che ha destabilizzato profondamente la mia volontà di stare a Tempo di Vivere.
Il sentirmi profondamente inadeguato e spaventato, il mio bisogno di visibilità e attenzione, il mio senso di invasione e la rabbia si sono messi a urlare dentro me e nella mia testa tutti insieme.
La voglia di fuggire era grande ed ero a un passo.
In primis Gabriella e poi tutto il gruppo hanno creduto in me e mi hanno amato, nonostante gli stessi facendo male e li spaventassi col mio atteggiamento, in un momento in cui io ero il primo a non credere in me e a non amarmi.
Un tassello importante ho aggiunto al mio cammino e in questo stato di grazia e di benessere ho avuto questo dialogo con Pietro in auto, mentre lo accompagnavo a karaté martedì sera.
Si era da poco arrabbiato e rattristato col padre per i compiti che tutti i giorni ha da fare e ho cercato di fargli rilevare come lui in realtà voglia andare a scuola per non rimanere ignorante e quindi per sentirsi bene con sé stesso.
Finito il discorso lui prende la parola e mi dice:

- "Andrea... ma ieri..." -

- "Sì, dimmi... cosa vuoi sapere?" -

- "Ieri hai detto che te ne andavi via... vuoi andare via?" -

- "No, Pietro, non voglio andare via... è come se tu quando ti arrabbi molto e ti rattristi molto perché devi fare i compiti arrivi ad urlare che non vuoi più andare a scuola, nonostante prima mi hai detto che ci vuoi andare per imparare... capisci?" -

- "Sì, ma io se vado via da scuola torno poi a trovarli, non li abbandono, tu non saresti mai più tornato a trovarci!" -

Io con la voce che fatica ad uscire e gli occhi bagnati: - "No, Pietro... non vi avrei abbandonato, sarei tornato a trovarvi sicuramente. Ma in ogni caso non vado via... sono cose stupide che si dicono in momenti di rabbia... puoi capire questo?" -

- "Sì, io a te ti capisco.
Io non voglio che vai via, perché mi insegni tante cose sulle piante o come quello che mi hai spiegato prima." -

Allungo una mano verso le sue gambe sul sedile posteriore, lo accarezzo e lui me la stringe... non riesco a parlare, ma con uno sforzo gli dico:- "Ti voglio bene Pietro." -

- "Anche io ti voglio bene." -

In questa saggezza e amore ritengo di aver avuto un dialogo con Dio... descrivere le emozioni provate non ne sono capace, ma qui c'è tutto il senso della vita.

            Scritto da Andrea Cusati giovedì, 27 novembre, 2014


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3 commenti:

  1. grazie Andrea, la tua storia è molto bella.

    Quello che dice Pietro è semplice e disarmante per la sua immediatezza e chiarezza.

    Potessimo essere di più anche noi così. Quando gli adulti dicono "non fare il bambino" offendono talvolta l'onestà e la lucidità dei piccoli, oltre che la loro sensibilità e il coraggio con cui affrontano le avversità, la forza che devono trovare davanti alle tante e impegnative sfide che la vita, la società, i genitori propongono loro, il più delle volte senza chiedere nè il lor parere nè tantomeno il loro assenso.

    Seguo ogni tanto la storia della vostra interessante avventura in Tempo di Vivere e ho apprezzato questa tua iniziativa. Non ho mai partecipato a un blog, ma questa volta ci provo. Vediamo che succede..

    buona giornata
    oriana

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    1. Grazie, Oriana, per il tuo commento.
      Se ti fa piacere seguire il mio blog e rimanere aggiornata puoi inserire la tua mail nell'apposito spazio sulla colonna di destra per ricevere aggiornamenti.

      Quello che perdiamo del bambino è l'autenticità.
      Nel piacevole e nello spiacevole possiamo essere certi che un bambino si comporta e parla in modo autentico.

      Un abbraccio.
      A presto rileggerti fra le mie pagine web. ;-)

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