8 MARZO: SENTIRSI DONNA

Dedicato a tutte le donne, alla loro forza, alla loro tenacia, alla loro meraviglia che mi sorprende ogni giorno



La mia gatta, Tatina, che sgranocchia una mimosa
Una delle donne di casa ha deciso di festeggiare
mangiando la mimosa...
Laura  mosse i suoi primi passi in un mondo nuovo quella mattina.
Da qualche mese la Chiesa aveva finalmente dato una svolta consentendo alle donne la possibilità di ricoprire le cariche più alte, in quei giorni invece era stato il momento di festeggiare il primo presidente della repubblica donna della storia italiana.
Tante cose erano cambiate dagli anni '90 e dal primo decennio del nuovo millennio.
Era stato dato un duro colpo agli stupratori con leggi che ridussero col tempo a una piccola percentuale le violenze sulle donne e le sottomissioni domestiche da parte del così detto "sesso forte".
Non se lo ricordava quasi più nessuno ma il fastidioso senso di essere trattate come se si fosse buone solo in cucina era svanito, la cultura era lentamente cambiata in qualcosa di più evoluto.
Nell'ambiente di lavoro ti sentivi trattata finalmente alla pari, come un essere umano e non come un essere umano inferiore a un altro.
Non era tanto questione di rivincite o vendette, Laura non provava rabbia verso gli uomini e non era mai stata una femminista aggressiva nei loro confronti, non aveva subito violenze sessuali o psicologiche dagli uomini.
Amava gli uomini.
Amava le donne.
Amava l'essere umano.
Era sparito quell'alone di sfiducia e quel concetto di un mondo al maschile fatto su misura per gli uomini a cui gli altri si dovevano adattare giocando con le loro regole.
Certo, le battute ci sono sempre... ma un pò di ironia non ha mai fatto male a nessuno, soprattutto se nell'ironia c'è una forma di rispetto.
Va bene così.
Come la storia della donna che non sa guidare... nonostante l'ultimo Gran Premio di Formula 1 l'avesse vinto proprio una donna.
Ma sì, due risate se le fanno anche le donne e se le fanno anche gli uomini se la barzelletta su di loro è buona e senza cattiveria.
Uguali non lo siamo e non lo saremo mai, non c'è solo un pene o una vagina a distinguerci, c'è altro, certo.
Però non c'è più quella regola non scritta discriminatoria e primitiva per cui in un posto di lavoro la prima cosa che ti sentivi chiedere era se per caso avevi intenzione di farti mettere incinta o anche quella che per certi posti è meglio un uomo e per altri una donna o quella per cui è meglio una donna solo se si tratta di mostrare un pò di culo, tette e cosce a qualche cliente o al datore di lavoro che tra una pratica e l'altra gli piace dare una sbirciatina.
Tutto questo non c'era più.
Le donne avevano raggiunto questi risultati utilizzando la propria vera e innata femminilità... il proprio essere donna, smettendo di combattere con le armi degli uomini e cambiando lo stereotipo prima di tutto nella propria testa.
Nella mente delle persone ora da una donna a un uomo non cambiava nulla per i rapporti quotidiani, rimaneva differente per i rapporti più profondi, quelli personali, ma lì ci sta.
Non parti più da seconda rispetto qualcuno che in più di te ha solo qualche centimetro di carne in più fra le gambe.
Questo era importante nel cambiamento.
Mentre girava per i negozi di Milano un suono fastidioso la scosse.

BIP BIP BIP BIP

Un suono acuto che le fece tappare le orecchie e la distolse dai suoi pensieri.
Aprì gli occhi nel buio della sua stanza e a tastoni cercò la sveglia... la spense.
Un bel sogno... ma chissà non manchi molto a realizzarsi... vado a vestirmi va, il lavoro non aspetta.

                Scritto da Andrea Cusati sabato, 8 marzo, 2014


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