CHI SIAMO DAVVERO?

"So come sono fatto, sono fatto così" quante volte ho usato questa frase... un anno e mezzo fa ho scoperto che non sapevo proprio un accidente su chi sono


Foto che ritrae il mio profilo accanto a uno specchio che mostra l'altro lato del viso
Chi è Andrea?
So a memoria centinaia di canzoni, so a memoria qualche poesia, conosco fatti storici, conosco nomi, facce e storie di personaggi famosi, so il significato di tantissime parole, so leggere, so scrivere, so fare di conto, ma a 36 anni su chi sono io non ne so molto.
Lucio Dalla cantò "Il motore del 2000", canzone uscita nel 1976 che denunciava uno dei tanti vuoti creati da una società più attenta a sapere tutto del motore per automobili del futuro piuttosto che interrogarsi su chi sarebbe stato il ragazzo (l'essere umano) del futuro.
Il 2000 è ormai passato da 14 anni e l'amara, ma importantissima ed utile, scoperta fatta durante il mio percorso di crescita personale è stata che l'essere umano del 2000, cioè io come molti altri, non sa nulla di sé.
Mi sento come appena nato, qui a comprendere da capo tutto ciò che è il mio universo interiore, alla ricerca, come lo era Diogene dell'essere umano, dentro me di me stesso.
Un lavoro certosino e complicato, per chi non è abituato a farlo, di raccolta di indizi attraverso un collage di comportamenti ed emozioni da unire come in un puzzle per poi decidere in cosa voglio si trasformi l'Andrea del futuro.
Mi impegno a fare tutto questo attraverso uno strumento apparentemente molto facile da usare: l'ascolto di me stesso.
Il motivo è semplice quanto banale forse: quando sono me stesso sto bene.
Se riesco a centrarmi su di me nel qui ed ora mi sento in pace col mondo, mi sento tranquillo, mi sento sicuro e capace di vivere bene con me stesso e con gli altri.

A volte ripenso alle giornate piene di un dolore senza nome, piene di rabbia, piene di sofferenza, mille momenti a chiedermi perché stavo così male e perché, per quanto mi sforzassi, tutto sembrava finire sempre allo stesso modo.
Un inferno in piena regola.
Nell'ultimo anno ho trovato delle risposte importanti, non saranno la verità assoluta, ma mi sono state molto utili per cominciare a dare qualche colpo di colore alla mia vita che fino a un anno e mezzo fa era in bianco e nero.
I momenti di sofferenza interiore improvvisa capitano anche lungo la strada del mio cambiamento, ma se mi impegno anziché considerarli problemi a considerarli come una palestra di vita ne uscirò più forte, forgiato.
Perché della vita fanno parte anche i momenti spiacevoli e non è possibile pensare di non provare emozioni spiacevoli, ma posso imparare ad affrontare in modo costruttivo i momenti spiacevoli futuri trasformandoli così in qualcosa di molto più utile al mio benessere.
Oggi ho delle consapevolezze in più e ogni giorno ne posso aggiungere una.
Oggi so qualcosa di me in più rispetto a ieri, se imparo ad ascoltarmi nel profondo con costanza e senza paura di trovarci chissà quale demone.
Un cammino lento e infinito alla ricerca della mia essenza.

Quando mi capita di incontrarmi e comprendere che sono davvero io a vivere certi momenti è una goduria, è una pace, tutto perde di senso per guadagnarne ancora di più.
Tutto è utile, anche il dolore.
In marcia.

                      Scritto da Andrea Cusati giovedì, 6 febbraio, 2014


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